The lie you’re telling

Non hai bisogno di:

  • Temere le stesse cose di ieri, di mesi fa, di anni fa
  • Fare le cose che facevi o che hai fatto tutta la vita
  • Comportarti come sei abituato a fare
  • Vedere te stesso come sei solito fare
  • Pensare come hai sempre fatto
  • Interpretare le cose sempre allo stesso modo
  • Reagire come hai fatto da sempre

Non hai bisogno di essere sempre la stessa persona, non è necessario. Anzi, è già una bugia, è per questo che da fastidio.

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You don’t need to be afraid to the thing you were afraid when you were five.” – Dr. Logue, The King’s Speech.

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Cercare la pillola magica

Non perderò tempo a dire che la pillola magica non esiste.
E’ chiaro che, per ogni obiettivo prefissato, non possiamo permetterci di perdere energie preziose nella ricerca di qualcosa che, senza sforzo alcuno, ci assicuri il successo celere e improvviso (definisco così la “pillola magica”).

E’ proprio lì che la magia sarebbe, l’esaudimento di un desiderio improvviso, dal nulla.

Ecco, sradicata questa convinzione fanciullesca e immatura, propongo oggi invece di fare il contrario: cerchiamo la pillola magica.
C’è dell’ironia se penso che in realtà, il tipo di pillola magica a cui sto pensando non è ben diverso dalla prima definizione. C’è solo una piccola ma importante differenza. Cioè che quel piccolo dettaglio magico, può essere in grado di contribuire ad una catena di eventi più grande.

Così come una voce di corridoio può generare il disastro, un’intuizione generare una grande idea, un’abitudine può cambiare la vita, allora interpreto l’esistenza della pillola magica come quel qualcosa che io cerco che mi aiuti in maniera decisiva.

Ecco, quando dico decisiva, mi riferisco al fatto che tutti noi, se stiamo cercando qualcosa, sappiamo bene o male cosa fare e cosa non fare. Sappiamo bene le istruzioni generali. Anzi! No! Spesso sappiamo anche molti dettagli, conosciamo diversi trucchetti del mestiere, consigli dai più grandi!

Ma spesso non riusciamo comunque. Il principale motivo, secondo me, è che ogni consiglio, anche il più utile e capovolgente, non può influenzarti granchè se rimane qualcosa a te esterno.

Se invece quel consiglio fosse provenuto dalla tua persona e quindi derivato dal tuo vissuto, sarebbe ben diverso. Sarebbe stato creato in qualche modo dai tuoi pensieri, un processo intrinseco.

Beh, ultimamente mi sono accorto che faccio bene a cercare continuamente una pillola magica, purchè la intenda come quel qualcosa che mi sfugge, quel principio da integrare nella mia persona, su cui devo lavorare.

Sforzo, lavoro, fatica…non è quello il punto. E’ chiaro che dobbiamo sempre mettere tutto in campo, che dobbiamo lavorare e faticare per raggiungere gli obiettivi.

Ma la magia non è evitare l’impegno, sia MAI! E’ cercare faticosamente di raddrizzare la via… così da procedere dritti e spediti!

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La nostra più grande risorsa.

A volte è ingiusto. Il pessimismo, il vedere le cose sempre con la negatività, succede anche a chi si sforza di vedere le cose con positività.

Ci faccio caso alle volte: una grossa priorità, un’urgenza, un problema a cui davamo la caccia da mesi…scompare. Puff! Risolto.
Bene, mi aspetto quindi soddisfazione, gioia, un divenire più facile, più leggero.

Macché! Il secondo problema nella “lista” si fa spazio nello sterno, un improvviso nodo alla gola ti ricorda che hai comunque qualcosa da affrontare; o che forse non sei pronto, che forse hai sottovalutato tutto, che dovrai sempre impegnarti…e nemmeno sei certo che riuscirai.

È da anni che vai così, risolvi un problema dopo l’altro…dopo tanta esperienza dovresti sentirti il re, il padrone della situazione. Ormai non dovrebbe spaventarti più nulla, sai che non sei così facilmente scalfibile. Finora hai risolto tutto.

No, è come il primo giorno di scuola… a volte è ingiusto.

È ingiusto come si possa guardare dentro di sé e vedere la propria ambizione, la propria speranza di riuscire, non come un fatto positivo (un coraggio messo in campo, la forza di affrontare), bensì il vedere tutto come un ostacolo: la consapevolezza di richiedere sempre di più, di non avere mai abbastanza.

È l’altra faccia della medaglia: basta poco per guardare tutto ciò per cui hai lottato con negatività. È facile lasciarsi andare a pensieri del tipo “chi me lo fa fare?”.

Non dipende neppure così tanto dai fallimenti, ma principalmente dalla difficoltà, dal senso di frustrazione, dall’ambizione stessa.

Ecco, in qualche modo più grande è il tuo desiderio, più forte è questo tuo sentimento e di conseguenza più grande e intensa può essere la tua frustrazione di non riuscire a raggiungere questo obiettivo. Puoi sentire un peso fisico suggerirti in qualche modo “tanta fatica per niente”; è un fardello che non può essere ignorato ed è proporzionale al tuo desiderio.

Più vuoi, più desideri…più sei in grado di raggiungere la meta e più la senti: una dolorosa distanza dal tuo obiettivo, da un possibile futuro. Ti manca, maledettamente, il soddisfacimento di quel desiderio.

Per fortuna, in verità, tutto questo discorso ha un viceversa.

È il lieto fine, la morale della storia. Tutto il peso che abbiamo verso la nostra incompletezza può diventare grinta.

Oh, cara grinta, quanto mi manchi! La grinta è l’altra faccia dell’insoddisfazione. La rabbia di non accettare la nostra fragilità e rimboccarsi le maniche.

La grinta è avere in mente l’obiettivo e lavorarci su, senza scuse.

Così l’afflizione ti può portare sulla giusta via: l’impegno.

L’insoddisfazione è solo un’etichetta per desiderio quindi, un problema linguistico che però affligge il nostro animo.

Insoddisfazione e desiderio sono due facce della stessa medaglia, sono intercambiabili. Da un lato siamo insoddisfatti, dall’altro desideriamo.

Da un certo punto di vista sono situazioni analoghe, ma l’approccio è diverso; ahimè desiderare ci insoddisfa, pensare di desiderare ci fa sentire non abbastanza.

Questo è ingiusto. Desiderare è tutto ciò che abbiamo, è alla base di tutte le nostre decisioni più importanti.

L’insoddisfazione/desiderio attuale è sacro, va preservata, è la nostra forza di cambiare, di prendere decisioni.

Forse è proprio così, stupidamente: il fastidio provoca fastidio perché così ti alzi il culo e agisci.

Così, in maniera molto candida…rimarco ch’è necessario soffrire, è necessario patire entro certi livelli per ottenere qualcosa di buono.

Lo potremmo chiamare sacrificio, ma sarebbe solo un’altra ennesima etichetta fuorviante; meglio sbarazzarci di questi “riassunti fulminanti“.

Diciamo solo che quando vuoi fare una cosa, devi cambiare come persona in toto e a volte, beh… non farà piacere.

Con affetto.


Rebuild

Chissà quando abbiamo deciso di identificarci con un nostro pregio o difetto.

Spesso dicono “vivi nel presente“!

Bene, mi viene da pensare che chi ha la pretesa di vivere nel presente dovrebbe in qualche modo riscoprire la propria identità, un’identità non fissata ma in continuo mutamento.

Presente quindi, di un continuo mutamento dell’identità, un continuo riempire i vuoti.

Dimenticarsi delle proprie incapacità dunque…ecco, forse nei difetti è sempre presente il concetto di memoria e di passato.

Detto questo è chiaro che non possiamo dimenticare chi siamo (o meglio chi siamo stati), ma abbiamo la possibilità, quando la situazione è a noi conveniente di fregarcene altamente oppure sfidare noi stessi, insomma, siamo cresciuti, possiamo scegliere.

Pensa un po’, forse la tua vita sarebbe diversa se decine di anni fa, quando ancora non sapevi chi eri, qualcuno ti diceva, magari senza neppur gran convinzione: “Oh, che bel disegno, sei bravo!”
Penso che a volte un semplice, piccolo successo può essere promotore della nascita di una parte d’identità.

Però vedi, eravamo piccoli, poco bastava per cambiare le nostre menti. Ma adesso che abbiamo più potere, siamo ancora in grado di forgiare la nostra identità?
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Knowledge into action

Allora, non mi piace chiamarla pigrizia, forse meglio inerzia…sì: intendo l’attitudine a lasciar le cose all’abitudine (yo!).
A volte, voglio dire, per inerzia, diamo per certo che il nostro bagaglio di conoscenze sia (del tutto) futile e misero.

Non importa se modesto, scarno, poichè lo sarà sempre; del vuoto non riusciremo mai a porvi rimedio, essendo un fine utopico.
Dunque, nell’ottica di cercare una conoscenza a noi utile, capovolgente e illuminante, ci culliamo del fatto che ciò che già sappiamo non sia abbastanza.

Detto questo… davvero non lo è: non è mai abbastanza. Tuttavia, cercando di non trascurare il doveroso compito della ricerca di nuova conoscenza, non dobbiamo però dimenticarci che ciò che abbiamo già appreso è insito in noi, in nostro possesso; è nostro strumento disponibile e pronto all’uso.

Illusi del fatto che una nuova strada sia sempre un’avventura, una possibile fonte di soprese e novità positive, forse ci siamo convinti, erroneamente, che l’uso delle nostre risorse non sia altrettanto ricco delle stesse possibili sorprese e intense positività.

Si tratta di un equilibrio, di due aspetti della stessa medaglia: non esiste ricerca del nuovo senza l’utilizzo del già acquisito.
E’ come comprare un nuovo mezzo tecnologico e poi non utilizzarlo: diventerà presto uno strumento obsoleto. Poco importa quindi la ricerca di mezzi sempre migliori se l’unico fine di questa ricerca è poi la ricerca stessa.

Allora concludendo, cerchiamo di porre un equilibrio e, in quest’ottica, almeno mia personale, in cui tutto è sbilanciato sullo scibile estrinseco, di utilizzare l’arsenale ottenuto con ahimè tanto sudore. Buon lavoro.

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L’intuizione che merita

Le intuizioni sono spesso idee chiare ed immediate, le nostre intuizioni ci permettono di risolvere situazioni spesso senza un vero e proprio ragionamento. L’intuito sintetizza ragione ed istinto; è un meccanismo che permette ai due di funzionare come un’unica coscienza. E’ un’intelligenza veloce, nobile, forgiata dall’esperienza, pregna di consapevolezza.
Si tratta forse di questo aspetto che differenzia l’intuizione da un pensiero più aleatorio o per meglio dire più impulsivo come quello del sogno, del mondo onirico; ma allo stesso modo ne conserva un’aura di altrettanto sottile ed irriflessivo mistero, un ingegno riservato solo alla parte più profonda del sé.

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Un bel 2018:)

Unico sul pianeta, una persona sola, nessuna influenza positiva o negativa. Un compito da completare, un tempo realmente infinito per raggiungerlo

Non è importante il contenuto di ciò che voglio esprimere, non è importante il significato. E’ importante invece il significato interpretato. In fin dei conti ciò che veramente fa la differenza nella vita di ognuno non è ciò che si sceglie di ascoltare ma ciò che quanto ascoltato provoca.

Non è importante cosa si fa, cosa si legge, cosa si ascolta. Ogni azione finisce. E’ importante cosa si estrapola, cosa rimane… poichè ciò che rimane, si vive. E quando si vive si crea esperienza. L’esperienza rende quasi innata una conoscenza, più diretta; non più una nozione, un precetto, ma un vero e proprio meccanismo del nostro organismo.

Non fraintendermi: con ciò non voglio affatto dire che le fonti della conoscenza non sono importanti, lo sono eccome. Un ottimo mezzo scade quando è usato per un fine vago e misero; Se il fine è chiaro e alto allora il mezzo ha una sua importanza, acquista valore. Teniamo presente questa priorità.

D’altronde…non è importante il contenuto, se nemmeno si ha la volontà.
Bene, grande proposito per il 2018: volere.

Tanti auguri di Buon Anno!