Knowledge into action

Allora, non mi piace chiamarla pigrizia, forse meglio inerzia…sì: intendo l’attitudine a lasciar le cose all’abitudine (yo!).
A volte, voglio dire, per inerzia, diamo per certo che il nostro bagaglio di conoscenze sia (del tutto) futile e misero.

Non importa se modesto, scarno, poichè lo sarà sempre; del vuoto non riusciremo mai a porvi rimedio, essendo un fine utopico.
Dunque, nell’ottica di cercare una conoscenza a noi utile, capovolgente e illuminante, ci culliamo del fatto che ciò che già sappiamo non sia abbastanza.

Detto questo… davvero non lo è: non è mai abbastanza. Tuttavia, cercando di non trascurare il doveroso compito della ricerca di nuova conoscenza, non dobbiamo però dimenticarci che ciò che abbiamo già appreso è insito in noi, in nostro possesso; è nostro strumento disponibile e pronto all’uso.

Illusi del fatto che una nuova strada sia sempre un’avventura, una possibile fonte di soprese e novità positive, forse ci siamo convinti, erroneamente, che l’uso delle nostre risorse non sia altrettanto ricco delle stesse possibili sorprese e intense positività.

Si tratta di un equilibrio, di due aspetti della stessa medaglia: non esiste ricerca del nuovo senza l’utilizzo del già acquisito.
E’ come comprare un nuovo mezzo tecnologico e poi non utilizzarlo: diventerà presto uno strumento obsoleto. Poco importa quindi la ricerca di mezzi sempre migliori se l’unico fine di questa ricerca è poi la ricerca stessa.

Allora concludendo, cerchiamo di porre un equilibrio e, in quest’ottica, almeno mia personale, in cui tutto è sbilanciato sullo scibile estrinseco, di utilizzare l’arsenale ottenuto con ahimè tanto sudore. Buon lavoro.

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L’intuizione che merita

Le intuizioni sono spesso idee chiare ed immediate, le nostre intuizioni ci permettono di risolvere situazioni spesso senza un vero e proprio ragionamento. L’intuito sintetizza ragione ed istinto; è un meccanismo che permette ai due di funzionare come un’unica coscienza. E’ un’intelligenza veloce, nobile, forgiata dall’esperienza, pregna di consapevolezza.
Si tratta forse di questo aspetto che differenzia l’intuizione da un pensiero più aleatorio o per meglio dire più impulsivo come quello del sogno, del mondo onirico; ma allo stesso modo ne conserva un’aura di altrettanto sottile ed irriflessivo mistero, un ingegno riservato solo alla parte più profonda del sé.

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Un bel 2018:)

Unico sul pianeta, una persona sola, nessuna influenza positiva o negativa. Un compito da completare, un tempo realmente infinito per raggiungerlo

Non è importante il contenuto di ciò che voglio esprimere, non è importante il significato. E’ importante invece il significato interpretato. In fin dei conti ciò che veramente fa la differenza nella vita di ognuno non è ciò che si sceglie di ascoltare ma ciò che quanto ascoltato provoca.

Non è importante cosa si fa, cosa si legge, cosa si ascolta. Ogni azione finisce. E’ importante cosa si estrapola, cosa rimane… poichè ciò che rimane, si vive. E quando si vive si crea esperienza. L’esperienza rende quasi innata una conoscenza, più diretta; non più una nozione, un precetto, ma un vero e proprio meccanismo del nostro organismo.

Non fraintendermi: con ciò non voglio affatto dire che le fonti della conoscenza non sono importanti, lo sono eccome. Un ottimo mezzo scade quando è usato per un fine vago e misero; Se il fine è chiaro e alto allora il mezzo ha una sua importanza, acquista valore. Teniamo presente questa priorità.

D’altronde…non è importante il contenuto, se nemmeno si ha la volontà.
Bene, grande proposito per il 2018: volere.

Tanti auguri di Buon Anno!


Unreliability

Una volta acquisita la possibilità di agire si è felici di sperimentare tutto ciò che prima nemmeno esisteva. Si creano cose nuove.

Un problema però che giunge spedito quando si agisce è il muro che appare, improvvisamente, laddove non abbiamo possibilità di accesso e se pur abbiamo qualche possibilità, le cose non andranno mai come sperate. Vaghiamo quindi in territorio straniero in maniera pesante, sentiamo confusione, vediamo appannati.

In questi casi estremi ci muoviamo sempre in campi estranei, in cui noi siamo marginali, di poco conto. Il conto che noi pensiamo di avere in certe cerchie è da noi stessi facilmente sovrastimato; e allora è facile incappare nella frustrazione di voler agire, di voler muovere le acque.

Il segreto è il rispetto, l’integrità. Rispettare quei limiti, quei confini, perchè oltrepassarli non è che una vana illusione, un miraggio; e quindi rispettare i propri, senza lasciare il proprio terreno abbandonato…così, senza un motivo.


Experiencing the other

La decisione è il primo unico mezzo che ti permette di sovvertire ogni tua credenza, è un mezzo che per l’appunto definirei “decisivo”.
E tutto ciò che è decisivo è imponente e autorevole, non lascia una seconda opinione; è per questo che molti sfuggono alle decisioni.

La decisione impegnativa, quella opportuna e in qualche modo spiacevole, presuppone un qualche stress, include una esperienza nuova e/o qualcosa che dentro di noi percepiamo sbagliata o pericolosa, ma che sappiamo a rigor di logica essere giusta e a fin di bene.
E’ una sorta di prova, di test, che facciamo con noi stessi, che se portato a buon fine non riempie di soddisfazione, nè di altro appagamento, ma ci cambia radicalmente a livello personale.

La decisione che ci porta a uscire da qualche limite che ci eravamo prefissati, non per forza porta felicità o un senso di liberazione, ma ci porta a capire perchè le decisioni stesse sono opportune e,  senza dubbio, impariamo a conoscere il nostro coraggio.

E forse, alla fine di tutto il processo, possiamo intravederne un “percorso”.


It’s truly darkest before the dawn

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Welcome, you are my guest.

ps. Click on the pic to demand more of this.


After all this time?

Non parlerò di questo brano, perchè non ce n’è bisogno, parla da solo e quando finisce non rimane nulla da dire, rimane il trauma emotivo forse… e quindi bisogna scrivere:)

Tutto comincia da un’idea mentale sulla propria identità, tutto comincia sempre lì, perchè l’individuo in sè non sa chi è se non nel momento di qualcosa di negativo o positivo. Ha bisogno di qualcosa con cui identificarsi, forse alla scuola materna disse una battuta e tutti risero… e capì che poteva recitare la parte del simpatico, del comico.
Forse disse qualcosa che ferì qualcuno e allora capì che lui faceva del male, era qualcosa di negativo.

Una volta che si forma un’idea di noi stessi poi arrivano i paragoni, come mi sto comportando? Mi sto comportando per come sono o diversamente?
Ecco, il passato funge un ruolo importante lì dove entra in gioco la nostalgia. Per i tipi meno emotivi, la nostalgia è un forte sentimento di invidia verso qualcosa di già avvenuto. Qualcosa che è accaduto e non accadrà. E’ un sentimento di invidia positiva, di un voler afferrare qualcosa di sfuggente, l’idea del passato, l’aggrapparsi ad un ricordo, ad una immagine sbiadita.

Al di là di quello che può essere il presente, la vita che abbiamo raggiunto e che abbiamo guadagnato o meritato, l’attaccamento al passato è spesso demonizzato, soprattutto laddove il passato è veramente qualcosa di lontano e irraggiungibile o se esistono errori che sono ahimè ormai irrimediabili.

Ma visto che il tempo è illusione si può intuire che tutto ciò che ci lega al passato non sono nemmeno gli eventi singoli che sono avvenuti, bensì le nostre emozioni. Forse qualcosa mancherà, forse non ci sono più i requisiti, ma abbiamo la possibilità di avere le stesse emozioni finchè saremo ancora in vita.
Allora è possibile in qualche modo ripercorrere il passato, non letteralmente, ma abbiamo la possibilità di avere esattamente quello che abbiamo avuto, quello che abbiamo meritato o guadagnato, ciò che adesso è per noi esempio di comparazione positiva o negativa della nostra vita, in qualche modo.

Le condizioni spesso mancano, ma il ricordo di ciò che eri ti aiuta a trovare esattamente quello di cui abbiamo bisogno, perchè diciamolo, tu non sei veramente nulla.
Non sei simpatico, non sei antipatico, non sei buono o cattivo. Sei un pezzo di carne che fa cose, ma tutto quello che fai non rientra nella tua identità in quanto organismo vivente. Se ti scollegassi per un secondo dall’idea di essere così o colì, cosa che hai appreso a volte anche bruscamente, ti renderesti conto che sei libero di fare come vuoi. Di svegliarti un giorno come una persona paziente e andare a dormire come una persona frettolosamente.
Perchè al di là delle convinzioni che abbiamo, tutto quello di cui siamo fatti è dinamico. Non c’è niente di noi che non è stato già cambiato, riciclato, trasformato. E di fronte a qualcosa più grande di noi riusciamo a capirlo, riusciamo a nascondere, almeno per un attimo, tutte le nostre stupidità.

Adesso, posto questo, come sunto degli ultimi articoli che ho scritto entra in gioco la bellezza.
La bellezza è uno dei termini più abusati e inflazionati di sempre, ma vediamo un po’ una definizione e perchè secondo me merita attenzione:

La bellezza è l’insieme delle qualità percepite […] che suscitano sensazioni piacevoli che attribuiamo a concetti, oggetti, animali o persone nell’universo osservato, che si sente istantaneamente durante l’esperienza, che si sviluppa spontaneamente e tende a collegarsi ad un contenuto emozionale positivo, in seguito ad un rapido paragone effettuato consciamente o inconsciamente, con un canone di riferimento interiore che può essere innato oppure acquisito per istruzione o per consuetudine sociale.

E’ chiaro alla lettura che questo è un concetto di estrema importanza e attinente al discorso sopracitato. Alla fine se ci pensi bene, ciò che si cerca è la bellezza.
Ora, sicuramente ognuno ha un termine diverso per questo concetto, alcuni penseranno a qualche religione, altri alla biologia, ma ciò che importa è che  questo concetto lega tutto ciò che è positivo, come l’amore, la gioia, la serenità.

Una cosa buona di questo concetto è che lo conosciamo bene, sappiamo a cosa ci riferiamo, ognuno ha un riferimento, un ricordo, una musica, uno stile di vita, una forma d’arte, ne siamo pieni.
Ma ognuno conosce bene la sensazione.

Quando dunque abbiamo visto ciò che conta, sappiamo già cosa cercare, possiamo ripercorrere il percorso indietro e sapere esattamente ciò che cerchiamo. E’ qui che il passato svolge un ruolo fondamentale, e con il passato anche la nostalgia.

Quando il voler bene (perchè di questo si tratta) si rivolge ad un’idea, un ricordo o perfino all’immaginazione, allora in realtà sappiamo bene dove cercare…

E credo valga la pena cercare, perchè al di la di questo obiettivo, non c’è niente di meglio.